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Amore, Arte e Rivoluzione

Testo letto in occasione dell’inaugurazione della mostra “Negli occhi dei ribelli”, 19 aprile 2019, Udine.

Qui come altrove è germogliato l’Amore.

L’Amore. L’Amore di chi, nel proprio piccolo, ogni giorno lotta per un mondo migliore. L’Amore di chi ha resistito e ha trovato negli ostacoli la forza di rimanere. L’Amore di chi ha avuto il coraggio di percorrere le strade che riteneva più giuste, di chi ha avuto il coraggio di tornare sui propri passi. L’Amore di chi dedica la propria vita alle altre persone, lottando, sacrificandosi, resistendo.
La Resistenza a cui Piero Calamandrei ci invitava: “Quando io considero questo misterioso e miracoloso moto di popolo, questo volontario accorrere di gente umile, fino a quel giorno inerme e pacifica, che in una improvvisa illuminazione sentì che era giunto il momento di darsi alla macchia, di prendere il fucile, di ritrovarsi in montagna per combattere contro il terrore, mi vien fatto di pensare a certi inesplicabili ritmi della vita cosmica, ai segreti comandi celesti che regolano i fenomeni collettivi, come le gemme degli alberi che spuntano lo stesso giorno s’accorgono che è giunta l’ora di mettersi in viaggio. Era giunta l’ora di resistere; era giunta l’ora di essere uomini: di morire da uomini per vivere da uomini”. (frase incisa sulla cornice sovrastante la scultura in ferro di Basaldella, monumento alla Resistenza)
La Resistenza a cui tutti noi ORA siamo chiamati: si può combattere adesso come allora nelle e per le nostre esistenze, in conflitti globali e locali interconnessi e interdipendenti, si può combattere con le armi di Amore, Arte e Rivoluzione.
La Rivoluzione: processo educativo di rinascita grazie alla creatività e alla collettività delle azioni, catalizzatore di cambiamento sociale.
L’Arte: creatrice di una cultura in costante sviluppo in relazione con la gente, forza in grado di superare il divario tra chi si definisce attivista e chi no.
L’Amore: la differenza nel nostro stile di vita e nella nostra azione politica e sociale per creare una visione ricostruttiva della società, lacerata non più dal nazifascismo del secondo conflitto mondiale ma dall’ideologia del neoliberismo.
Chi ha fatto la scelta della Resistenza al nazifascismo ha fatto una scelta coraggiosa, con la paura di un destino ignoto e difficile, con la sicurezza di una giusta direzione. Il richiamo della cultura e della libertà spinse molti a nascondersi sulle montagne non solo per limitare l’avanzata degli occupanti, ma anche per liberare la propria casa.
Momenti di azione, intermezzati da riflessione e speranza. In un equilibrio non assicurato da un destino controllabile. Un confine labile tra azioni riuscite, fortunose fughe, retate e fucilazioni.
La nostra stessa vita si mantiene a stento in equilibrio nel difficile alternarsi di rinnovamento, distruzione, cambiamento.
Ma perché è così fondamentale la memoria per mantenere vivo questo spirito? Quale ruolo darle per aiutarci a capire la storia e il nostro stesso agire? Forse, come fu per la storica Resistenza, anche oggi il cammino parte dal basso e si dirige, con la paura dell’ignoto e con la sicurezza di una giusta direzione, verso l’obiettivo, nella consapevolezza che sono molti gli ostacoli da affrontare per chi non ha mezzi di difesa, ma che questi ostacoli possono diventare possibilità di cambiamento attivo.
Non può esistere momento di ricostruzione senza memoria: la memoria è quello che tiene in vita anche ciò che è distrutto e porta alla rifondazione. L’Arte, i documenti, le foto, la pittura tutto è strumento di ricordo. Quello che resta e resterà della Resistenza lo dobbiamo all’impegno quotidiano di chi ogni giorno cambia la società attraverso l’espressione libera dell’Arte, dell’Amore e della Rivoluzione.
Nessuna delle tre parole può esistere senza l’altra. Storia che è stata fatta e continua a essere fatta da tutti e tutte noi. Una memoria collettiva che va ripetuta, ricordata e celebrata. La memoria: un ingranaggio collettivo che va continuamente mantenuto attivo e funzionate. Per raccontare la Resistenza del passato e per viverla ancora oggi bisogna trovare nuove forme, nuovi obiettivi con passione ma senza farsi sopraffare da eventi o pulsioni . Bisogna ricordarsi che nulla nella vita finisce, o è definitivo: la vita è attraversata da una serie di pulsioni e queste prima o poi si indeboliscono. L’Arte invece cerca di fissare tale passioni nella materia, nel tempo e nei concetti per evitarne il decadimento. Quello che nella vita di ogni giorno tratteniamo nell’Arte lo rilasciamo. Non solo nell’atto del creare ma anche nella difficile Arte di guardare l’Arte.
Con il pensiero artistico si mantiene viva la memoria di alcuni problemi e momenti bui che affliggono l’umanità da tempo. Possiamo così considerare l’Arte come un mezzo per ricordare gli avvenimenti passati e una testimonianza di come l’uomo è incline all’espressione di tale sofferenza attraverso la critica artistica. Le opere artistiche sono dei veri e propri documenti che l’uomo ha sempre utilizzato per interpretare il momento storico e per ricordarlo.
La resistenza è una forma d’Arte, l’Arte spesso nella storia è stata una forma di resistenza, il collante tra queste due espressioni è l’Amore. Amore Arte e Rivoluzione, tutti e tre strumenti per trasmettere principi di libertà e promotori di una rinascita culturale e politica. Nessuno delle tre parole può esistere senza l’altra.
Storia che è stata fatta e continua a essere fatta da tutti e tutte noi, giorno dopo giorno. Il non finito è un modello di rappresentazione usato anche nell’Arte: ed è proprio qui che l’Arte incontra l’Amore e la Rivoluzione, in un processo di continuo cambiamento, in grado di mettersi sempre in discussione come avviene nelle relazioni umane. Percorso difficile ma necessario, guardiamo a quello che si può meglio definire, alle riflessioni che ci suscita il vissuto, al contesto nel quale ogni volta si trova inserito.
Nella resistenza come nell’Amore e nell’Arte il coraggio è fondamentale. E sappiamo bene che chi ha coraggio non ha bisogno di reputazione.
Achtung banditen! Attenzione Banditi! Dicevano.
Noi preferiamo chiamarci sognatori ribelli. Non terroristi. Ricordiamoci che quando a sognare è uno solo non è altro che un sogno, quando a sognare sono in tanti è l’inizio di una realtà differente. Il passaggio dall’azione individuale all’azione collettiva è qualcosa di necessario che spesso ci dimentichiamo.
Amore, Arte e Rivoluzione diventano la nostra guida in questi tempi che sembrano senza possibilità e senza progetti alternativi al neoliberismo imperante. Non è possibile imporre un mondo nuovo o diverso. Quindi ancor più necessaria è diventata la necessità di rifondare il proprio pensiero aprendosi a nuove forme di lotta e nuovi percorsi per costruire una società futura senza alcuna forma di oppressione.
Amore, Arte e Rivoluzione per una cultura di resistenza, ossia l’insieme di tutti gli strumenti a nostra disposizione e di tutte le azioni che facciamo per sopravvivere e resistere sotto il capitalismo. Una cultura di resistenza che deve essere costruita con un insieme di legami di solidarietà e condivisione tra molte persone diverse in molti luoghi diversi. Questo è il nostro imperativo: costruire una cultura di resistenza, in un processo collettivo in cui memoria e immaginazione sono fondamentali. Ricordarsi per trasmettere le informazioni e creare connessioni attraverso diverse lotte e generazioni, senza ricominciare da capo ogni volta. Immaginare per costruire pratiche nuove di fronte a nuovi contesti. Dobbiamo criticare, discutere, proporre alternative e contemporaneamente vivere l’alternativa, stimolando soluzioni creative e l’immaginario collettivo, così tanto atrofizzato ai giorni nostri. Una cultura di resistenza dove la relazione tra teoria e pratica è costantemente sperimentata, dove Amore, Arte e Rivoluzione sono costantemente intrecciate. Cultura di resistenza come processo educativo, dove sperimentazione e apprendimento dai fallimenti animano il percorso verso l’autocoscienza e l’autogestione, ovvero verso la liberazione. Un processo educativo per ristabilire armonia ed equilibrio tra natura, essere umano e società, creando comunità resilienti dal punto di vista ambientale e sociale, basate sulla cooperazione e la valorizzazione delle differenze.
Amore, Arte e Rivoluzione come antidoto al pessimismo, all’arrendersi nei momenti difficili in una continua difesa del proprio coraggio, fondamentale legante di tutto. Questa passione è anche dolore in quanto ricerca di un equilibrio collettivo tra ciò che opprime e la libertà difficilmente assicurata. In un’epoca dove si ripete che mancano valori, la Rivoluzione, così come l’Arte e l’Amore, sono il nostro oceano dove ritrovarli, freschi, sani e rivitalizzati.
La bellezza, concetto assoluto e soggettivo allo stesso tempo, raccoglie anche la forza della resistenza, della Rivoluzione. La sensazione e la conoscenza sono assolutamente indispensabili per poter generare qualcosa che sia collettivamente inteso come Rivoluzione. Bisogna conoscere il conflitto interno ed esterno per combatterlo, capire anche perché ci si allontana da ciò che non piace.
La Storia è una memoria collettiva che va ripetuta, ricordata e celebrata.
Qua noi siamo venuti a celebrare. Fuori di qui ricordiamoci di mantenere la memoria della Resistenza nei nostri gesti.
Collettivo Korov’ev

Negli occhi dei ribelli

Siamo stati invitati come collettivo all’inaugurazione della mostra “Negli occhi dei ribelli” fotografie di Danilo De Marco. Un contributo, insieme ad altri interventi, alla riflessione sulla resistenza come memoria storica e la resistenza di oggi.
Vi aspettiamo il 19 aprile

R-esistete “…qui resistere significa esistere” Qui, dove?
Resistere a chi e a che cosa?
E chi dà nome a ciò che le persone scelgono di essere, quando rifiutano il conformismo e lo stato di fatto (partigiani o banditi, resistenti o terroristi, patrioti o criminali)? Chi definisce, dove sta il confine, chi lo fissa e difende, come muta?
Che struttura di memoria, che ‘monumento alla resi-stenza’ (sia pure effimero e fatto solo di immagini, come questo) costruire oggi? Ho scelto un ‘monumento’ che faccia discutere, senza timore per una memoria seletti- va; una costruzione che richiami la necessità rinnovata di una scelta di campo non effimera….
…..
Queste facce si possono tradurre in altrettanti capitoli narrativi cercando di raccogliere la storia latente, tutto quello che gli esseri uma- ni provano, senza sapere che i loro dolori, il loro lavoro e il loro riposo sono storia. Ma la memoria sembra scivolare, scappare da quegli occhi sui piani del volto che via via si sfuocano, e lo spazio, quello spazio della vita per cui ave- vano combattuto, incerto, irresoluto. Volti che ci guardano e ricordano a noi non solo la nostra propria vecchiaia ma, con quella e attraverso quella, la fine di un grande mito rivoluzionario, forse di una speranza non ancora svanita. Quella di una Resistenza incompiuta.

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